Gli indù non credono nella resurrezione del corpo materiale. Nell’induismo, la morte tocca solo il corpo fisico, non c’è morte dell’anima. Si crede che dopo la morte l’anima, che rappresentava veramente la persona, si distacchi dalla carne.
Secondo le scritture indù, l’anima è uno spirito che la spada non può forare, il fuoco non può bruciare, l’acqua non può sciogliere, e l’aria non può seccare. L’anima è libera, illimitata, santa, pura e perfetta.
Anche se alcuni indù fanno seppellire i loro morti, la pratica più comune è quella di cremare il corpo, raccogliere le ceneri e il quarto giorno disperderle in un luogo sacro o in altro luogo importante per la persona deceduta. I riti funebri variano da famiglia a famiglia e a seconda della posizione, ma possiamo indicare alcuni tratti comuni.
Quando una persona muore non esiste qualcosa come un’impresa di pompe funebri. Nei riti funebri indiani la persona rimane a casa fino al momento della cremazione, che è generalmente 24 ore dopo la morte. Le condoglianze vanno presentate in questo lasso di tempo.
È consuetudine portare personalmente fiori alla casa del defunto quando si viene a sapere del decesso, ma non alla cerimonia. I fiori verranno poi posti sul corpo prima di procedere alla cremazione. Il corpo sarà posto in modo tale che tutti possano vederlo per l’estremo saluto; la salma non va però toccata.
Il giorno in cui si è verificata la morte, la famiglia non deve cucinare, in quanto è considerato inappropriato accendere il focolare della famiglia quando uno dei suoi membri deve essere cremato, quindi di solito sono i parenti stretti e gli amici a portare il cibo per la famiglia in lutto.
Ad un funerale indù il lutto si esprime indossando abiti semplici, bianchi, casual. Ci si veste in modo informale, non elegante. Il nero non è appropriato. Un sacerdote o un figlio più grande (o un altro maschio) della famiglia presiedono al servizio funebre. Si prega e si canta.
Molte famiglie sono solite celebrare la vita del defunto circa 12 o 13 giorni dopo il funerale con una festa per testimoniare l’apprezzamento per la vita del defunto chiamata shraddha. In questi giorni di lutto, la famiglia è tenuta a seguire determinati rituali: non deve avvicinarsi al santuario della famiglia, non deve entrare in un tempio o in qualsiasi luogo sacro, non deve prendere parte alle funzioni religiose (eccetto i funerali), non deve recitare o leggere le sacre scritture, non deve visitare altri membri della famiglia o gli amici, non deve partecipare a eventi sociali come matrimoni, feste ecc.
